La sincronizzazione della centesima scimmia

1 04 2011

Tutti quelli che hanno studiato (o studiano) in una facoltà scientifica avranno forse già sentito parlare si sincronizzazione. Per coloro che sono nuovi nel campo cercherò di dare una spiegazione breve e spero chiara.

 

La sincronizzazione è un fenomeno che avviene tra due sistemi dinamici “collegati” (il termine tecnico è accoppiati) tra loro. I due sistemi sono presi tali che, disaccoppiati, seguono delle dinamiche proprie indipendenti dagli altri sistemi in gioco. Quando i due sistemi si accoppiano, questi si “agganciano” e le dinamiche si sincronizzano.  Ad esempio: il moto della Luna è sincronizzato con quello della Terra, ragione per cui vediamo sempre la stessa faccia lunare; ciclo cardiaco e respiratorio sono l’uno il sottomultiplo dell’altro, quindi sincroni; in un gruppo di lucciole queste emettono luce con la stessa intermittenza; due orologi a pendolo su una stessa parete o due metronomi su un piano libero di muoversi oscilleranno con la stessa frequenza (vedi il post “Sincronizzazione semplice”); la stessa alternanza delle ere di glaciazione e disgelo è un fenomeno di sincronicità. Ci sono delle regole da rispettare affinché avvenga questo fenomeno meraviglioso. Perché meraviglioso? Perché tali sistemi sono in qualche modo in grado di comunicare tra loro, si scambiano informazioni sulla loro dinamica (movimenti e parametri relativi) e giungono ad un accordo tale che inizieranno a muoversi in modo analogo. Non voglio entrare nel merito delle teorie dell’ informazione, su cosa possa essere considerato informazione etc, perché questa è roba da ingegneri.  Però  voglio farvi capire il fenomeno della sincronizzazione. Semplicemente, immaginiamo di avere due orologi a pendolo. Se questi potessero parlare si direbbero più o meno così:

il primo al secondo <<Ciao amico, come stai? Siamo vicini vicini… chiacchieriamo? Sai, io sto oscillando ad una frequenza di 1 Hz>>

e il secondo << Ehi, ciao! Io invece oscillo a 2 Hz. Che ne dici se ci sincronizziamo? Possiamo farlo, siamo attaccati alla stessa parete!>>

e dopo qualche minuto inizieranno ad oscillare, per esempio, ad una frequenza intermedia di 1.5 Hz. Questo se i pendoli sapessero parlare.. altrimenti ci sarebbero delle belle equazioncine differenziali (da far risolvere ai prof di Fisica..).

Capito come si sincronizzano i pendoli chiacchieroni, torniamo alle regole che devono essere rispettate; innanzitutto è necessario che i sue sistemi siano accoppiati, cioè che parlino la stessa lingua. Vi immagine se uno parla russo e l’altro invece aramaico antico? Non si metterebbero mai d’accordo! In termini scientifici, serve un mezzo attraverso cui l’informazione si trasmette. La stessa parete a cui sono attaccati gli orologi di prima, per esempio (e quindi un bel differenziale del secondo ordine da risolvere). In secondo luogo, sopratutto se si parla di risonanza stocastica, bisogna superare una certa soglia di potenziale. I due sistemi si sincronizzano solo se raggiungono un’energia tale da permettere il superamento di una data barriera energetica. Una volta superata la barriera, la sincronizzazione (e quindi i cambiamenti relativi a ciascun sistema) avvengono in modo brusco.

 

<<Ma le cento scimmie del titolo che c’entrano?>> direte voi. Ora arrivano! Queste scimmie (giapponesi!) sono state oggetto di osservazione di Lyall Watson nel 1952. Lo zoologo, biologo, antropologo ed etologo sudafricano studiò un certo numero di colonie selvagge di Macaca Fuscata per svariati anni della sua vita. Una di queste colonie si trovava nell’isola di Koshima, di fronte alla costa occidentale di Kyushu. Queste scimmie si cibavano di frutta, arbusti, gemme, germogli e centinaia di piante, ma mai avevano visto delle patate in tutta la loro vita, e così nemmeno i loro antenati. L’esperimento di Watson consistette quindi nell’osservazione di queste scimmie davanti alle patate, lasciate dai ricercatori sulla spiaggia. Bello! Inizialmente le scimmie non avevano la più pallida idea di cosa farci, con queste patate. Nessuno aveva insegnato loro come adoperarle o a cosa servissero. Infatti, le conoscenze relative ai cibi venivano insegnate alle scimmie giovani dalle loro madri, che le avevano imparate a loro volta dalle loro madri, che le avevano imparate dalle loro madri… e cosi via. Ma le patate, dato che non avevano mai fatto parte del repertorio gastronomico dell’isola, rimaneva un oggetto arcano e misterioso per tutta la colonia. Fino a che una femmina di 18 mesi, chiamata Imo, scoprì che le patate potevano essere lavate al torrente (così da togliere la sabbia) e mangiate. Contenta della scoperta, Imo lo insegnò alla mamma e agli altri giovani del branco. Che a loro volta lo insegnarono alle loro mamme, invertendo per una volta il flusso di conoscenza da vecchi-giovani (dalle mamme alla prole) nel flusso giovani-vecchi. Dopo poco tempo tutti gli esemplari giovani e qualche vecchio riluttante avevano imparato a lavare le patate al torrente.

Poco tempo dopo qualcosa di sorprendente successe. (Da qui i dettagli sulla storia di Imo sono stati inventati per ragioni di scorrevolezza della storia stessa, ma il fenomeno avvenne davvero).

Poco tempo dopo, sempre Imo (quella scimmia era un genio, ve lo dico io!) scoprì che le patate potevano essere lavate anche nel mare. E che l’acqua marina lasciava sulle patate un non-so-ché di salato e appetitoso. Tornò quindi dal resto del suo gruppo e insegnò alla mamma e gli altri giovani esemplari che ci voleva un pizzico di sale nella vita! Cosicché una mattina apparentemente come le altre un certo numero di scimmie, diciamo 99, si ritrovarono nella battigia a lavare le patate con l’acqua di mare. Quella stessa sera, per la prima volta in assoluto, anche tutte le altre scimmie dell’isola (che non l’avevano mai fatto prima!) iniziarono a lavare le patate sporche con l’acqua di mare! Come se quella mattina stessa una 100sima scimmia si fosse raggiunto Imo e il suo gruppo di scimmia giù al mare per lavare patate, e l’aggiunta della 100 scimmia abbia permesso di superare un qualche tipo di soglia che ha causato un cambio brusco nel comportamento dell’intera colonia dell’isola. Come se la 100esima scimmia abbia dato il contributo definitivo per raggiungere una certa “massa critica” (e come tale dare un contributo energetico) in grado di superare la barriera di potenziale della sincronicità. Quella barriera di cui si era parlato prima, superata la quale la sincronizzazione (e quindi i cambiamenti relativi a ciascun sistema) avvengono in modo brusco. Ma non solo! Il comportamento delle “scimmie lavatrici” aveva in qualche modo superato le barriere naturali, tant’è che anche le scimmie dell’isola Takasakiyama iniziarono a lavare le patate con l’acqua di mare. Così, dal nulla! E nessuna scimmia aveva lasciato l’isola. [http://www.worldgathering.net/times/monkey100.htm]

 

 

Sono tantissime le vie aperte da Lyall Watson con “l’effetto della 100esima scimmia”. Io ho iniziato il post parlando di un fenomeno fisico quale sincronizzazione. L’esperimento può cmq essere interpretato anche dal punto di vista biologico, quantistico, evolutivo, neuropsicologico e via dicendo.

 

Ad esempio c’è ancora tanto da sapere sull’evoluzione e su come questa avvenga. La teoria Darwiniana della specie in quest’ottica perde il suo valore, andrebbe rivisitata. Non esiste più la legge del più forte, ma vince la specie che è in grado di comunicare/sincronizzare/”insegnare e imparare”. Così come ha fatto Imo, la sua scoperta di lavare le patate con l’acqua marina è stata trasformata in “conoscenza” e trasmessa al resto del gruppo, che si è poi sincronizzato con esemplari lontani. Le scimmie hanno cosi fatto un passettino avanti nella loro evoluzione di scimmie.

 

Domanda che nasce spontanea è: ma come hanno fatto le scimmie a ricevere la conoscenza sul lavaggio delle patate con l’acqua marina? Cosa c’è in questa sorta di telepatia? Qua Per questo io avrei due risposte. La prima cade in un limbo tra biologia e quantistica, l’altra risposta è di tipo energetico.

La nostra Imo era cosciente che lavando le patate con l’acqua di mare, le patate rimanevano salate. Ogni volta che essa, e tutte le altre scimmie, lavavano le patate lo facevano in modo conscio. Nel senso che avevano imparato che le patate si potessero mangiare, e si dirigevano volutamente a lavarle in spiaggia, appositamente per il sapore. Questa coscienza, tradotta in termini “cerebrali”, emana un certo tipo di onde. Cosi come nell’EEG (elettroencefalogramma) vengono rivelate onde cerebrali di diversa frequenza in base ai pensieri e movimenti del soggetto. Le scimmie, anch’esse provviste di cervello, svolgendo i loro compiti attiveranno delle aree corticali che emetteranno un certo tipo di onde. Le onde saranno più particolari, più è cosciente l’azione che si sta svolgendo. Nel senso che un’onda cerebrale sarà più intensa se ad un soggetto gli si chiede di pensare intensamente di correre su un prato verde mentre sta in realtà correndo in un laboratorio, anziché chiedere semplicemente al soggetto di correre. L’azione del pensare/immaginare/essere coscienti attiva altre aree corticali e quindi da segnali particolareggiati.  A questo punto, un numero definito di soggetti facenti un’attività analoga con un livello di coscienza analogo, intensificherà il segnale di queste onde. Dato che le onde – come tutti gli elementi fisici – è portatore di energia, intensificare le onde significa intensificare l’energia. E poiché nello spazio non esistono punti ad energia totale assoluta nulla (dalla famosa “nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”), tutti questi punti sono in qualche modo interconnessi tra di loro. Poiché la scienza ufficiale attuale è un passino indietro nelle speculazioni sull’energia e sui possibili mezzi di trasmissione (non si è ancora capito se c’è il “vuoto” o “l’etere” nell’universo), non è da escludere a priori che ci sia una qualche forma di trasmissione energetica tra i punti. Come una fitta maglia di molle in condizioni di dispersione trascurabile: quando si fa vibrare una molla, anche quella alla sua estremità remota risentirà del movimento.

Dal punto di vista quantistico (mi scuso anticipatamente per le mie lacune in materia!), le informazioni risultano essere trasferibili istantaneamente e senza l’utilizzo di energia. Ciò implica che una stessa azione in luoghi distanti – e quindi in tempi e spazi diversi – avvengono in realtà nello stesso tempo e nello stesso spazio, in un modo detto “correlato” o “sovrapposto”. Questo fenomeno è proprietà dei quanti , protoni o altre particelle, elettroni, interi atomi, parti di molecole aventi due possibili stati morfologici. Il modo correlato attribuisce ai quanti (etc) delle proprietà che generalmente sono antagoniste come ad esempio una velocità in due direzioni opposte e/o la doppia natura di particella e onda. << Ciò fu intuito (e rifiutato) dai fisici Einstein, Podolsky, Rosen (le esperienze compiute, che indicavano questo comportamento furono da allora dette “EPR”, dalle iniziali dei loro cognomi). Al contrario, Niels Bohr affermò: “…anche se due fotoni (correlati) si trovassero su due diverse galassie, continuerebbero a rimanere pur sempre un unico ente, e l’azione compiuta su uno di essi avrebbe effetti istantanei anche sull’altro…”. La disputa terminò nel 1982, con gli esperimenti di Alain Aspect che dimostrarono inconfutabilmente la giustezza delle su elencate proprietà della meccanica quantistica.[ http://www.ecplanet.com/node/2064] >>. Le informazioni quantiche perciò si trasmettono in modo a-spaziale e a-temporale; le particelle violano i principi di spazio e tempo comportandosi come se non fossero separate, in modo olistico, come un’unità. Tornando al discorso delle 100 scimmie: cosa potrebbe “quantisticamente” aver connesso le scimmie di Watson, in modo che il gruppo delle 100 scimmie abbia trasmesso senza barriere di spazio e tempo la conoscenza sulle patate?? Cosa potrebbe appartenere trasversalmente a tutti gli individui di una specie intera che possa essere interpretato come la colla quantistica di cui sopra? Quale ente appartiene in modo correlato alla specie, tanto da garantirne l’a-spazialità e l’a-temporalità? La risposta potrebbe essere il DNA. Appartenenti alla medesima specie, le scimmie non possono che avere un corredo nucleotidico strettamente correlato. E come è noto, il 2% del DNA è utilizzato per la codifica amminoacidica, mentre circa l’80% non si è capito cosa faccia. Per questo la comunità scientifica ha ben pensato di chiamarlo “DNA spazzatura”. Tra l’altro termine abbastanza irriverente nei confronti della Natura stessa. La base quantica del DNA sembra essere stata ipotizzata, dimostrata [http://www.rexresearch.com/gajarev/gajarev.htm] e studiata. Probabilmente l’assunzione del DNA come trasmettitore di informazione quantica è nata dalla scoperta di Popp dei “biofotoni” [http://www.mednat.org/bioelettr/biofotoni.htm]. Cmq sia, se queste ipotesi verranno validate, e se le dimostrazioni diffuse, allora si è davanti ad una notizia bomba! (farò un altro post su questo…). Siamo portatori di un DNA che è in grado di trasmettere istantaneamente delle informazioni, a prescindere dalla lontananza spaziale e temporale. E come disse Bohr “continuerebbero a rimanere pur sempre un unico ente, e l’azione compiuta su uno di essi avrebbe effetti istantanei anche sull’altro”. Questo tra l’altro spiegherebbe un po’ di cose anche sulla potenza delle staminali, e sulla trasmissione dell’info nelle reti neurali.

 

Se tutto questo è vero, se una certa “massa critica” è in grado di sincronizzarsi e trasmettere informazione e conoscenza, tale informazione verrà amplificata e trasmessa istantaneamente a prescindere dalla spazialità. Allora gente io propongo: perché non iniziamo a prendere atto delle nostre conoscenze e trasmetterle? (forse è quello che sta succedendo con le nuove generazioni di bambini, super predisposti alle tecnologie??) Prendiamo atto di quello che siamo e di come è realmente il mondo. Apriamo la nostra mente. E se questo funziona anche con i sentimenti (la trasmissione di informazioni non bada al contenuto informativo di per è stesso), perché non ci volgiamo verso pensieri positivi? Perché non iniziamo ad accantonare il male ed alimentare il bene? Cosi analogamente alle scimmie – dato che le patate sappiamo già come cucinarle – potremmo sincronizzarci su una coscienza di positività e felicità.

Vogliamoci bene. Vogliati bene. Magari potresti essere tu la centesima scimmia.

 

Con affetto.

Fra.


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Informazione

3 responses

1 01 2015
enzo

SIAMO D’ACCORDO IN TUTTO, COMPLIMENTI PER LE INTUIZIONI, DIAMOCI DA FARE PER AUMENTARE LA MASSA CRITICA.
A PRESTO ENZOPAOLA

22 09 2013
tiziana

è quello che penso e provo da sempre ed è stupefacente trovarne conferma. grazie per l’incitamento a proseguire e non cedere. ti voglio bene chiunque tu sia. tiziana

14 10 2011
salvlucia

Molto interessante, grazie!

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